Mese: ottobre 2012

Goal setting:che tipo sei? Il modello del combattente

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swot punti di forza

Tu, come ogni persona hai i tuoi obiettivi da raggiungere nel lavoro e nella vita in generale
Ci sono stati i momenti di vittoria perché sei riuscito  a realizzane uno e quelli di stallo o di confusione perché hai fatto un errore e hai visto il tuo obiettivo allontanarsi nel tempo.

l’identikit del goal setter: che tipo sei?
Sei determinato ,non molli la presa,ritenti più volte o ti lasci abbattere,assalire dai dubbi sulle tue capacità,influenzare dagli altri?
come affronti un ostacolo improvviso che ti si para davanti?
quanto sei pronto a rischiare per raggiungere il tuo obiettivo?

Quando stabilisci un tuo obiettivo l’elemento che fa la differenza è il tuo stile personale.
Sono stati individuati 4 modelli comportamentali  
il combattente
il cercatore
il comunicatore
il perfezionista

Ognuno di noi è un mix di questi quattro modelli ma uno di questi generalmente guida e domina gli altri.In questo articolo parlerò del modello del combattente

la radiografia del combattente: un leader naturale centrato sugli obiettivi
E’ il manager centrato sui risultati,assertivo,determinato che non si lascia distrarre dal suo obiettivo.Le sfide sono il suo pane quotidiano.
Riuscire,aver successo è prima di tutto una sfida con se stesso e per questo mette in campo tutte le sue abilità perché sa cosa vuole ed è motivato ad ottenerlo.

Nessuno può fermarlo,influenzarlo,distrarlo e questo ha spesso un prezzo, come ogni scelta del resto.
Non scende a compromessi,vuol vincere, fare a modo suo e spesso non ascolta gli altri ,i suoi collaboratori, i suggerimenti e le obiezioni dei componenti del suo team.
Delegare?neanche per idea.Vuole avere tutto sotto controllo. Il manager-combattente è quello che spesso dice’ qui si fa come dico io’
Chiedere aiuto o suggerimenti o collaborare non è nel suo stile.
Bisogna essere produttivi …sempre.Guai a stare con le mani in mano, perdere tempo,segnare il passo,rilassarsi,abbassare la guardia.

Se hai un capo così al lavoro sai bene che non ama aspettare,vuol tutto subito e ognuno in azienda deve essere come la dea Kali con tante braccia per fare tutto e subito.
Se cerchi di spiegare,di obiettare,di dare qualche dettaglio ..tempo sprecato.
La pazienza non è il suo forte e i dettagli lo annoiano.

Il combattente è un leader naturale ma spesso si fa prendere la mano e diventa antipaticamente genitoriale nel trattare gli altri come bambini , nel dire agli altri
(partner,amici,colleghi…) cosa devono fare nelle propria vita quando non è al lavoro.
I risultati sono quelli che contano…le persone molto meno. Questo porta inevitabilmente a tensioni e conflitti.

 La parte in ombra
Ognuno dei 4  modelli ha i suoi punti di forza e,per la legge degli opposti,quelli di debolezza.
Uno dei suoi punti deboli è ‘perdere di vista’ il quadro generale.
Vede gli alberi ma non la foresta,la ‘big picture’.
E’ così concentrato e inflessibile nel perseguire il suo prossimo obiettivo che manca di notare alcune micro opportunità intorno, i segnali o i trend emergenti che possono fare la differenza.

Spesso cade nella classica trappola del successo per il successo (soldi,potere,fama) facendo terra bruciata intorno nei rapporti personali e affettivi
Il risultato è che arrivati in cima si sente profondamente insoddisfatti e soli.

Ha sacrificato tutto al successo,ai risultati ma ha perso l’equilibrio dentro di sé.
Si è concentrati troppo sulla destinazione e ha perso la gioia di vivere il viaggio tappa per tappa.

Qualche spunto di riflessione per il combattente
Un suggerimento è : scrivere i tuoi obiettivi.Tendi a concentrarti troppo sugli obiettivi intermedi e non sul qaudro generale( la big picture)
E’ importante rivedere periodicamente i tuoi sogni.
Questo ti aiuterà a mantenerti sui binari per raggiungere la destinazione finale e a notare le opportunità che ti si presentano lungo il percorso.
Altrettanto importante è creare la tua MISSION e avere una VISION chiara nei vari campi della tua vita e rivedere spesso le due cose.
Pianificare..ecco la parola chiave per te che non ami soffermarti sui dettagli.
Pianificare ti serve a raggiungere i risultati con minor sforzo ottimizzando le risorse.
Essere flessibile ti permette di cambiare strategia qualora quella adottata non funziona

Goal setting:che tipo sei?il modello del cercatore

Goal setting:scopri se sei il tipo comunicatore

Goal setting:scopri se sei il tipo perfezionista

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Colloquio di lavoro: il tuo linguaggio non verbale conta per il 60%

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Si dice ‘l’abito fa il monaco’,’ la prima impressione è quella che conta’ ma questo non basta.
Ogni colloquio di lavoro crea tensioni,i nervi sono a fior di pelle un po’ come alla vigilia di un esame.

Fai un pieno di… ossigeno
Sei teso e hai la sensazione di camminare su un filo sottile sospeso nell’aria?

Hai bisogno di extra ossigeno
L’ossigeno assicura al cervello quella lucidità di pensiero che ti servirà per rispondere
alle domande più toste del colloquio e non solo….
Ossigeno e relax vanno in tandem quindi fai alcuni respiri profondi prima di entrare
per calmare quella ansia sottile che circola dalla testa ai piedi e regolarizzare il battito del cuore
Con un bel respiro prenderai due piccioni con una fava : sarai rilassato e allo stesso tempo lucido.

Cosa dire e come dirlo
La preoccupazione maggiore è cosa dire e  come rispondere.Ci si concentra sulle parole e poco sul linguaggio non verbale
Il linguaggio del tuo corpo,i messaggi che mandi con i tuoi gesti,le espressioni del tuo viso,la tua postura sono altrettanto cruciali per un colloquio di successo.
Infatti solo il 7% della comunicazione  passa dalle parole.

Vediamo alcuni punti importanti

occhi-mano vanno in tandem
Il primo passo di un colloquio è la stretta di mano.
Mentre stringi la mano di chi ti farà il colloquio mantieni il contatto visivo,sorridi e saluta con voce assertiva.
Come stringere quella benedetta mano?
Ci sono alcune scuole di pensiero sulla questione.
Allunga la mano aperta con il palmo leggermente alzato in modo che  la mano dell’altra persona copra la tua.
Ti chiederai perché questo rito apparentemente insignificante.
Simbolicamente questo tipo di stretta dal punto di vista psicologico riconosce  e dà importanza  alla posizione,allo status di quella persona.

gestire il tuo spazio personale
Il tuo spazio personale non è solo lo spazio fisico che occupi col tuo corpo. Fra te e gli altri c’è una distanza che varia a seconda delle circostanze del momento.
Edward T. Hall nel suo libro  La dimensione nascosta.La prossemica,termine coniato proprio dall’antropologo Hall negli anni ’60, studia il significato di questo ‘spazio’ a livello personale e sociale.
Secondo Hall ci sono 4 tipologie
La distanza intima   (15-45 cm) :ci si abbraccia, ci si tocca e si parla sottovoce.
La distanza personale  (45-120 cm) : interazione tra cari amici.
La distanza sociale  (1,2-3,5 metri):comunicazione tra conoscenti.
La distanza pubblica(oltre i 3,5 metri) : pubbliche relazioni.

Quando qualcuno cerca di invadere lo spazio dell’altra persona il  corpo reagisce in vari modi:
si irrigidisce,indietreggia, si incrociano le braccia o le gambe per proteggersi
Se ti siedi troppo vicino l’altra persona si sente invasa e si sentirà in qualche modo aggredita.
Se,per esempio,stai mostrando qualche documento nella tua cartelletta e noti che chi ti sta ascoltando si sposta all’indietro significa che vuole mettere spazio fra voi.
Forse sei andato troppo oltre il suo confine invisibile.

Anche il ‘dove’ ci si siede ha un suo significato
Di solito a un colloquio,a una trattativa ci si siede uno di fronte all’altro
Questo per sottolineare una disparità di ruoli
Sedersi di fronte tende a rafforzare un atteggiamento di lontananza (una scrivania è un ostacolo alla vicinanza) e di competizione fra le parti.

Quando ti siedi per il colloquio e hai una cartelletta con dei lavori o documenti da mostrare posala sulla scrivania e metti il resto vicino a te sul pavimento o su un piano vicino.Tenere borse o altri oggetti in grembo dà l’impressione che tu voglia creare una barriera,un muro intorno a te.Già la scrivania fra te e l’altra persona è una barriera.

Se ti siedi o stai troppo lontano il messaggio è ‘non mi sento sicuro’.
Accade di rado che nei colloqui ci si sieda a 90°
Sedersi ad angolo permette a tutt’e due le persone di entrare l’una nello spazio personale dell’altra e di creare una intesa,superare le formalità
L’angolo del tavolo ( una piccola barriera) dà ad entrambi un po’ di sicurezza ma certo non è come sedersi di fronte e mettere l’ intero piano di un tavolo!