obiettivi

Vuoi cambiare? 2 test per scoprire la tua scorta di autoefficacia

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autoefficacia ,

Il Senso di Autoefficacia è il motore che spinge all’azione.
Il termine e il concetto di autoefficacia è stato formulato da Albert Bandura che lo ha definito come
l‘insieme delle convinzioni circa le proprie capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per produrre determinati risultati.

leggi Autoefficacia:la convinzione di farcela(test-scopri il tuo livello)

Le persone con un scarsa efficacia
• ‘volano basso’ cioè non hanno grandi aspirazioni e si impegnano lo stretto necessario o nel raggiungimento degli obiettivi che scelgono per se stesse.
•al primo ostacolo o alle prime serie difficoltà mollano ‘tanto so che non ce faccio’ ‘non sono capace’

Quanto ti senti  in grado di determinare le tue decisioni, di influenzare i risultati di fronte a ciò che accade?
Sei di quelli che credono sia il destino,il caso,la fortuna,il karma?

oppure sei convinto  fermamente che vale la pena cercare di tenere la vita nelle tue mani?..e fino a che punto è possibile?
test  
  E’una questione di locus 

prendi il timone della tua nave
Una persona che sente di non avere in mano le redini della propria vita tende ad avere un atteggiamento passivo che può portare verso l’insuccesso
Per alcune persone la causa del fallimento è vista come incontrollabile quindi si convincono di non poter far nulla per modificare,cambiare o affrontare  una situazione e accettano con rassegnazione ciò che accade loro. Una bassa autoefficacia produce atteggiamenti incerti ed esitanti.Maggior fiducia nei confronti delle proprie capacità decisionali influenza positivamente il nostro impegno in termini di quantità di iniziative e di energie attivate.

il passato non si ripete
 Siamo influenzati quasi esclusivamente dalle esperienze del passato e non dai dati e dai fatti reali della situazione che stiamo affrontando. La valutazione della probabilità di riuscita non dipende dalla difficoltà del compito, ma dalle esperienze del passato che condizionano le aspettative per il futuro e dalla motivazione a intraprendere un compito. Anche se il compito è arduo, il soggetto motivato nono si lascia intimorire, ma ha fiducia di riuscire.Le esperienze precedenti che abbiamo in memoria se sono positive ( successi) consolidano le aspettative future,se sono negative (insuccessi e fallimenti) producono l’effetto opposto.

di chi è la responsabilità se qualcosa va bene o male?
Alcune persone hanno la tendenza ad attribuire le cause a se stessi (alle proprie capacità, impegno, intelligenza) altre persone a circostanze esterne (fortuna, caso, persone ).Questa e’ una semplificazione perché il ventaglio e’ molto più complesso. Vediamo le varie combinazioni:

Attribuire a se stessi sia i successi che gli insuccessi:
VANTAGGI: consente di riconoscere i propri meriti senza esagerare e affrontare gli insuccessi senza abbattersi, perché essendo questi ultimi dipesi dal soggetto, egli può individuare gli errori e correggerli.

Attribuire a se stessi gli insuccessi, alle circostanze i successi:
SVANTAGGI :produce vittimismo (sincero o strategico) oppure ostentazione di umiltà

Attribuire a se stessi i successi, alle circostanze gli insuccessi:
SVANTAGGI produce vanagloria,delirio di onnipotenza e attribuzione di meriti infondati

Attribuire alle circostanze sia i successi che gli insuccessi:la persona si sente in balia degli eventi, si rassegna passivamente a tutto quello che accade

La combinazione migliore?dipende dagli eventi.
Ci sono eventi che con tutta la buona volontà non possiamo controllare. Attribuirsi la responsabilità in questo caso produce inutili sensi di colpa e di impotenza.( i famosi avrei potuto,dovuto…se non dicevo,facevo…).
Sono circostanze imprevedibili e dolorose e sentirsi responsabili anche per altri fino a cercare ‘la punizione’ vorrebbe dire farsi del male inutilmente.
Allo stesso modo, è infantile tirarsela troppo per successi dovuti a circostanze favorevoli (es: avere alle spalle una famiglia che conta,aver avuto un colpo di fortuna,una raccomandazione…),oppure ingigantire la difficoltà di un compito per dimostrare agli altri che siamo eroi .

IL RUOLO DEGLI ESEMPI
Vedere persone come noi che raggiungono gli obiettivi perseverando ci da’ la giusta carica per impegnarci e farcela. Al contrario focalizzare la propria attenzione su persone che falliscono indebolisce l’autoefficacia ed abbassa il livello di motivazione. ( se non ci e’ riuscito lui/lei figurati se io…).Quindi meglio ispirarsi a modelli che con il loro comportamento,le loro conoscenze e le strategie hanno ottenuto o ottengono il successo.

CONVINCERE SE STESSI
Le persone convinte di avere abilità e capacità per realizzare il loro obiettivo non si arrendono facilmente e non dubitano alle prime difficoltà.
Certo è più difficile rinsaldare l’autostima e il senso di efficacia se si è pessimisti .Le persone già convinte di non essere capaci finiranno per evitare prove impegnative o rischi

COME CI SI SENTE
Lo stress, la tensione, la stanchezza vengono spesso interpretati come segnali di possibile insuccesso. L’umore influenza molto il proprio stato d’animo.Se ci sentiamo bene e siamo positivi il senso di efficacia aumenterà e avremo più possibilità di farcela.Dal livello di autoefficacia che abbiamo dipende:
•il modo di reagire alle difficoltà della vita
•la capacità di perseverare di fronte agli ostacoli e alle esperienze di fallimento,
•la quantità di stress e depressione vissuta.

Quanto più forte è il proprio senso di efficacia, tanto più avremo a disposizione un capitale di energia positiva per affrontare situazioni stressanti per cambiarle,modificarle o gestirle.Un basso livello di autoefficacia può dare ansia e portare alla depressione.
L’umore e l’autoefficacia vanno in tandem.

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Guardare al futuro:qual è la tua mission?come scoprirla

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L’obiezione che spesso sento è: ma io non ho una azienda o una attività.A cosa mi serve questa mission?Ti faccio un esempio.
Affronteresti un viaggio per una nuova destinazione senza una cartina o un navigatore?Immagino che non vorresti rischiare di perderti o fermarti a chiedere lumi a ogni svolta.
Per viaggiare hai bisogno di uno strumento che ti aiuti.
Allarghiamo il campo .In ogni condominio,a scuola,al lavoro ci sono regolamenti da rispettare.
Anche il nostro Paese ha un ‘regolamento’,la Costituzione,che tutti i cittadini sono tenuti rispettare (anche se spesso non si vedono buoni esempi proprio da quelli che servono il Paese).

La mission è la tua Costituzione personale.E’ lo scopo,il cosa vuoi fare per te stesso e che contributo vuoi dare al mondo.Ti aiuta nei momenti di cambiamento,nelle tue decisioni.Ti aiuta a mantenere il focus e la direzione
cosa faccio?come lo faccio? per chi lo faccio?Quali sono i vantaggi?Cosa mi rende unico,diverso?

la mission è
♦dinamica,si modifica,si sviluppa nel tempo
♦fatta per ispirare,motivare
♦un insieme di affermazioni sintetiche,realistiche,facili da ricordare
♦in linea con i tuoi valori

Se hai chiara la tua mission non puoi perderti sia nel privato che in campo professionale.
quali vantaggi può darti avere una mission per quanto riguarda la tua carriera,la tua professione?
chiarezza circa le tue potenzialità,le risorse da mettere in campo per promuoverti,per scegliere una professione in linea con i tuoi valori,per evitare di sprecare energie,competenze e accumulare frustrazione e  insoddisfazione.

Forse stai obiettando ‘Vittoria con la crisi che c’è,con il lavoro che manca mi parli di mission? Facciamo un esempio.Se devi andare da casa tua alla casa di un tuo amico o amica non ti serve una mappa.Se devi decidere se comperare qualcosa o rinviare non ti serve avere una Costituzione.

Ma se ti servono delle linee guida,principi  sui quali basarti per le grandi decisioni che potrebbero cambiare la tua vita,il tuo lavoro,i tuoi rapporti con gli altri allora avere una mission è quel che fa la differenza fra andare a caso, affidarsi al destino,far decidere agli altri e avere la vita nelle tue mani per cambiare e migliorare.


La mission è un investimento
per proteggere i tuoi asset:competenze,esperienza,conoscenze.Un aiuto concreto che ti mette al riparo dal fare scelte delle quali più tardi potresti pentirti

In campo professionale
conoscere la tua mission ti serve per gestire il tuo ‘portafoglio titoli’,per pianificare e investirli in modo efficace per farli rendere in maniera ottimale tenendo come punto di riferimento i tuoi valori, le tue competenze, i tuoi interessi e il tuo stile personale.

In pratica
primo passo. l’inventario
come potresti definire i punti di forza del tuo carattere?
IL tuo carattere definisce chi sei,influenza il tuo modo di vedere il mondo,cosa per te è importante..ma non è tutto.Il tuo carattere determina le tue priorità,i tuoi comportamenti,il tuo modo di decidere

Quali  doti personali vorresti mettere in evidenza?
come potresti usare e dimostrare queste qualità in campo profesionale e/o nel tuo ambiente di lavoro?
Non dimenticare che alla base le fondamenta ci sono sempre i tuoi valori.

secondo passo : i tuoi ruoli
quali ruoli hai in società?
esempio:genitore,manager,docente,studente,

terzo passo: i tuoi verbi chiave
cosa vuoi fare nella tua comunità? nel tuo Paese? nel mondo?
esempio:partecipare,persuadere,aiutare,ispirare,guidare….

quarto passo: le tue priorità
le priorità sono come la spina dorsale della tua mission.Su cosa vuoi dirigere la tua energia,il tuo impegno,il tuo tempo?

costruire la tua mission
per scoprirla e farla funzionare è necessario
♦prenderti del tempo,riflettere
♦raccogliere il puzzle di valori,idee,pensieri,desideri,emozioni.

♦sminare il campo in primis da 2 killer pericolosi:

1 le credenze limitanti(spesso non abbiamo un quadro chiaro di questi limiti killer).Le credenze limitanti non sono altro che
idee distorte che ci siamo fatti generalizzando le nostre esperienze passate facendole diventare delle verità
esempio: non sono abbastanza…. non posso fare xxx fino a quando….
opinioni delle quali siamo abbastanza certi, ma che posso essere neutralizzate
convinzioni nelle quali ci barrichiamo e che portano a determinati comportamenti
-ho paura di…perché credo che…..
-di cosa hai più paura?  del giudizio di …. di essere criticato da….. di sbagliare
-cosa ti ripeti spesso di negativo riguardo a te stesso ? 
-cosa credi di non essere in grado di fare?

2 i pensieri negativi che ostacolano il tuo percorso e ti remano contro indebolendo la tua autostima e la fiducia in te stesso.
Sono necessarie 24 ore al tuo sistema- corpo per metabolizzare 5 minuti di negatività con le quali riempi la tua mente.
LA MEDIATECA
Poi…c’è la mediateca che ti porti appresso perché ciascuno di noi, sfortunatamente e’ stato pre-programmato e condizionato a pensare in negativo per la maggioranza del tempo da genitori ,parenti,insegnanti: (non sei bravo a… abbastanza intelligente..

In media a 18 anni abbiamo gia’ ricevuto 148.000 messaggi di questo tipo contro i 4000 positivi (puoi farcela….hai talento…..,sei intelligente,carina…).
Questa mediateca ha via via costruito delle distorsioni :
– paura di rischiare,di cambiare,del fallimento
– scarsa fiducia nelle tue capacita’
– paura di essere giudicati

Secondo uno studio il 65% dei sintomi psicofisIci e’ dato dallo stress causato da questo chiacchiericcio negativo che si svolge dentro di noi.

Ti interessa avere questo strumento potente per navigare verso il futuro?
Counseling solutions ti offre una consulenza efficace per la tua ‘navigazione’

per info scrivimi a info@vittorianervicounselor.it

 

 

Crisi del lavoro:i 4 punti V.I.C.A per non perdere la bussola

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Il terzo millennio richiede nuovi occhi per guardare l’orizzonte.

Nel mercato del lavoro sono sul campo 3 generazioni ognuna con i suoi valori e la sua visione del mondo,della carriera e del lavoro.E’ solo una lotta fra generazioni?
Il mantra della semplificazione e del banalizzare rischia di portare fuori strada e di ridurre il mondo del lavoro a un puro scontro generazionale fra chi sembra più tutelato e chi invece vaga da un lavoro precario all’altro.
E’ controproducente semplificare e ridurre queste diversità in un mondo volatile, complesso,incerto,ambiguo e adottare soluzioni buone per tutti e tutte.

Il mondo di oggi è un mondo VICA
Vica è l’acronimo diffuso per cercare di dare un senso ai cambiamenti rapidi

V volatile        I incerto   C complesso A ambiguo

la volatilità
In pochi anni ci sono stati rapidi cambiamenti che hanno prodotto crisi e instabilità.I punti di riferimento fluttuano e provocano paure in ognuno di noi:paura di perdere il lavoro,di precipitare all’improvviso nella scarsità di mezzi necessari per vivere.
Ognuno ha le sue reazioni spesso dettate dall’impulso più che dalla riflessione
La volatilità richiede una ferma volontà di AGIRE,affrontare i cambiamenti rapidi e  imprevedibili.Ogni volta,invece di rimanere fermo e smarrito e aspettare che tutto si risolva per magia,devi darti da fare per trovare la soluzione più efficace e gli strumenti ad hoc
E’ importante tenere sempre le antenne alzate,gli occhi aperti per captare la direzione dei venti del cambiamento
Cosa fare?

un antidoto:comprensione della dinamica del cambiamento.

Bisogna che ti tenga in allenamento.Ogni cambiamento richiede di imparare a cambiare se stessi,re-inventarsi,non smettere di imparare perché non imparare..costa.
Le conoscenze divengono obsolete,le competenze devono essere costantemente aggiornate,molte attività professionali sono in cambiamento come anche molti mercati e un numero innumerevole di prodotti e servizi stanno vivendo una fase di profonda innovazione soprattutto grazie alle moderne tecnologie.Occorre fare regolarmente un tagliando proprio come si fa con la propria auto per mantenerla al top della performance.

Gestire la propria carriera significa prendersi cura del proprio sviluppo personale,imparare a usare le nuove tecnologie e aggiornare il bagaglio di competenze organizzative,comunicative oltre a curare la capacità di lavorare in gruppo.Non investire nella propria istruzione e formazione anche dopo il percorso scolastico ha un costo molto alto a livello individuale.L’orizzonte che si parerebbe davanti è fatto di precarietà,ricattabilità e esclusione.
Il lifelong learning e la formazione permanente come adulto è di vitale importanza per ognuno  ma anche per le imprese e per il sistema Paese in cui viviamo.

l’incertezza
la rapidità dei cambiamenti spesso non permette di fare previsioni,produce effetti a sorpresa che spiazzano e fanno piazza pulita dei punti di riferimento che ognuno ha.Non esistono formule o soluzioni applicate in passato  per prevedere e decodificare cosa sta cambiando poiché i cambiamenti sono troppo rapidi e diversi.
E’ importante imparare a spostare lo sguardo in diverse direzioni
Cosa fare?

un antidoto:agire nell’incertezza

Occorre imparare a stare all’erta,non farti cogliere impreparato e agire anche se non hai una buona dose di certezza,le informazioni  e le garanzie sono minime.Una ragionevole paura è fisologica ma questa non deve bloccarti.Il rischio di stare in standby è di perdere una opportunità.
Ovviamente tutti vorremmo più dati possibili per confermare la nostra decisione o come feedback.
La domanda chiave è:In che direzione mi muoverei se dovessimo muovermi adesso? è il momento giusto per muoversi?
Il bisogno di mantenere sempre la stabilità e la comodità di stare nella propria zona protetta sono i 2 nemici .
Se vuoi essere in grado di gestire il cambiamento, hai bisogno di mantenerti in allenamento regolarmente,spingere la tua idea,proposta,sognare nuovi progetti,dire sì al cambiamento,alla prossima opportunità.
Questo ti permette di mantenere in  esercizio le tue abilità in modo che quando dovrai utilizzarle siano pronte ad essere utilizzate.

la complessità
il mercato del lavoro sta diventando via via un sistema sempre più complesso dove è difficile orientarsi.E’ facile perdere di vista il focus e cadere in errori di valutazione.
E’ sbagliato vedere tutto bianco o nero,cercare un capro espiatorio nella speranza di dipanare il groviglio delle relazioni dentro il sistema o semplificare i diversi fattori in campo

Cosa fare?
un antidoto:.cambiare focus
Ecco un’altra abilità da imparare:cambiare rapidamente punto di vista e angolo di visuale,essere presente pienamente nei riguardi di ciò che ci sta davanti.Hai un obiettivo?
Metti fuori focus e sullo sfondo ciò che non riguarda l’obiettivo, il compito o il problema da risolvere.I compiti o i ruoli che copri possono cambiare sotto i tuoi occhi.Essere presenti totalmente in ciò che si sta facendo poi lasciar andare. per prepararsi al prossimo compito o obiettivo.Non pensare a quello che c’è da fare dopo mentrestaI ancora facendo qualcosa.Questo ti permette di concentrate tutte le tue energie sul primo piano del tuo scenario.
La domanda chiave è:in questo momento sono completamente assorbito in quel che sto facendo,affrontando?(compito,obiettivo..).La mia attenzione è focalizzata su..

l’ambiguità
L’elemento comune dell’attuale realtà è la confusione:situazioni confuse,eventi inspiegabili con le categorie fin qui valide.Il pericolo è quello di interpretare in modo errato le cause.
L’ambiguità richiede un surplus di lucidità e di flessibilità di pensiero per dissipare dubbi,andare oltre il già fatto per far emergere nuovi elementi.
Ogni cambiamento all’inizio ha sempre attraversato una fase ibrida,un processo di stop and go che spesso ha ritardato o rallentato le decisioni,il che fare

Le 6 domande di base:chi,cosa,dove,quando,perché ,come non hanno più risposte semplici e definite.L’incognita e il campo dell’ignoto è senza precedenti
Cosa fare?

un antidoto: capacità di stare nell’ambiguità
Per gestire ogni cambiamento è importante saper stare sospesi in quell’area fuzzy a metà fra le situazioni definite e quelle in progress in modo creativo
Il cambiamento crea ansia.La maggioranza delle persone vuole stabilità,una base solida,trovare una soluzione,risolvere il problema.Il timing è importante dal fare un soufflé ai problemi più impegnativi.
La verità è che c’è un tempo giusto per muoversi e raramente quello è “appena possibile” Qualche volta può essere “più tardi possibile”.
La carriera non è più come una linea dritta,una esperienza lineare.
La domanda chiave non è :”Come posso velocemente e passare oltre” ma ” quando è il momento migliore per agire,per fare la prima mossa?

Un altro antidoto:stare all’esterno 
L’abilità di stare ai margini del cambiamento,fare un passo indietro e vederlo dal di fuori o da un’altra angolazione.Le arti marziali la chiamano “tenkan”.Quando devi affrontare un cambiamento troppo difficile è controproducente bloccarlo direttamente o fuggire.Mantieni invece il contatto con ciò che pare venirti incontro e attaccarti.Spostati di lato fino a quando trovi un punto su cui far leva.
la domanda chiave è:quali opzioni ho oltre a resistere a questo cambiamento?

Decision making:le 4 domande di Cartesio per prendere la decisione giusta

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Ogni giorno ci troviamo di fronte a decisioni più o meno importanti da prendere,scelte da fare al lavoro,nel campo dello studio,a casa,nei riguardi degli altri
Chi non ha mai pensato :cambio lavoro o resto e mando giù i rospi? compro casa o resto in affitto? come posso investire al meglio i miei risparmi? tento emi metto in proprio o resto dipendente?
Di fronte a decisioni cruciali che possono cambiare la tua vita personale e professionale di solito tutti ci arrovelliamo,chiediamo pareri,soppesiamo i pro e contro,i vantaggi e gli svantaggi e generalmente ci facciamo le classiche 2 domande degli opposti e prendiamo la nostra decisione.
1 Cosa succede se faccio X  
2 Cosa succede se non faccio X

4 domande Cartesio,decision making,reframing,PNL

matematicamente sarebbe
1+ +
2
+ –

Fino a qui tutto regolare,è il solito percorso che tutti siamo abituati a fare.Giusto?
sì GIUSTO ma è solo il 50% perché le 2 fatidiche domande ti mostrano solo una parte del quadro.
E’ come se tu guardassi a un quadro solo con un occhio o rimanessi in equilibrio su una sola gamba

come allargare la prospettiva?

Per vedere anche la parte restante del quadro,e avere la panoramica completa occorre avere tutti e 4 i punti di vista.
Cartesio,il famoso filosofo del ‘cogito ergo sum’ ti da una mano per prendere in considerazione gli altri  due punti di vista che di solito,per abitudine, tendiamo a non considerare.
Il perno delle altre due domande è il concetto
cosa NON succede se…..

 

matematicamente sarebbe
3 – +
4  
 – –

Immagine2

Queste ultime due domande ti aprono una visuale nuova perché aggiungono altri elementi per aiutarti a fare la scelta finale o a prendere una decisione con due gambe.

Il nostro cervello è abituato a seguire un certo percorso e le due domande
cosa non succede se….lo stimolano, lo fan lavorare su percorsi nuovi che riguardano il pensiero critico e creativo.

ECCO ALCUNI ESEMPI
dilemma ‘lasciare il lavoro?
Cosa succederebbe se lasciassi il mio lavoro? (+ +)
Cosa succederebbe se NON lasciassi il mio lavoro? (+ -)
Cosa NON succederebbe se lasciassi il mio lavoro ? (- +)
Cosa NON succederebbe se NON lasciassi il mio lavoro? ( – -)

obiettivo professionale /affrontare un cambiamento
Cosa succederebbe se raggiungessi l’obiettivo X? facessi quel cambiamento?
Cosa succederebbe se NON raggiungessi l’obiettivo X? NON facessi quel cambiamento?
Cosa NON succederebbe se raggiungessi l’obiettivo X? facessi quel cambiamento?
Cosa NON succederebbe se NON raggiungessi l’obiettivo X? NON facessi quel cambiamento?

fare un acquisto importante
perché potrebbe essere una buona idea comprare x?
perché potrebbe essere una buona idea NON comprare x?
perché potrebbe NON essere una buona idea comprare x?
perché potrebbe NON essere una buona idea NON comprare x?

La catena
Importante per ogni domanda continuare a esplorare il suo campo per tutto lo spazio  fino a illuminare tutta la porzione del quadro
esempio
cosa succederebbe se cambiassi lavoro?
sarei meno stressato perché non avrei più il mio capo che… e potrei avere più tempo per..
e cos’altro?
sarei più soddisfatto perché non mi sentirei un numero
e cos’altro?

Perfezionismo:7 step per dare un taglio alla perfezione

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Se punti alla perfezione scoprirai che il bersaglio è in movimento
George Fisher

Probabilmente la maggioranza di persone contagiate dalla sindrome del perfezionismo sono donne.
Non alzano la mano per rispondere a una domanda,non si fanno avanti per proporre un progetto o la propria candidatura se non sono sicure al 120%  del risultato positivo o se non hanno la garanzia di evitare brutte figure e critiche.
Non chiedono una promozione se non hanno tutte,proprio tutte le qualifiche e qualcosa in più.
La sindrome del perfezionismo mina alla radice la fiducia in se stesse, costringe a mettere febbrilmente tutti i puntini sugli ‘ì’,a fissarsi su ogni virgola con la lente d’ingrandimento,a seguire la strategia ‘tutto o niente’ in nome di standard
irragionevoli per tenere a bada la paura di sbagliare o la paura che qualcuno possa scoprire il nostro tallone d’Achille e vederci come siamo realmente( solo un essere umano)

In questo mondo ipercompetitivo dove essere superstar sembra pagare bene in termini di immagine nessuno vuole sostare a lungo nell’area di quelle ‘nella media’ o,come dice Nassim Taleb vivere nel Mediocristan

Il perfezionismo è la distorsione di una buona intenzione di partenza che ci spinge a migliorare,a fare del proprio meglio,a superare ad ogni tappa i propri limiti.
Quali benefici ci sono nell’essere perfezionisti?
Se stessimo guardando il nostro film dovremmo fare un rapido flashback,riavvolgere il nastro fino al periodo della nostra infanzia quando familiari e adulti lanciavano quei deleteri messaggi condizionati del tipo
1 ti accetto se sei la più …..
2 paragoni con gli altri: tua sorella è più…,la figlia dei Rossi ha vinto…e tu no
3 critiche: sei sempre….non riesci mai a…..non capisci niente…..

leggi l’altro articolo sull’argomento

gli aspetti negativi nel campo del lavoro
1 essere perfezionista rende più difficile collaborare.Meglio essere la migliore,vincere… o niente.Questo produce un mare di antipatie e tensioni nell’ambiente di lavoro
2 criticare gli altri per ogni virgola ha un impatto negativo,irrita chi sta intorno e,a livello comunicativo, costruisce muri invece che ponti (chi si crede di essere? la prossima volta gli rendo la moneta..)
3 Creare,innovare,cambiare è un work in progress.il perfezionismo indebolisce la creatività.E’ un po’ come ricavare da una pietra grezza,step by step un’opera d’arte.Bisogna tollerare l’imperfezione  momentanea.
4 essere perfezionista impedisce di agire,di rischiare.Accettare il rischio è importante per costruire una fiducia in se stesse a prova di bomba e allargare il proprio bagaglio di competenze e esperienze
 uscire dalla confort zone

Nel libro, The Plateau Effect, Bob Sullivan e Hugh Thompson definiscono il perfezionismo il nemico di buono.Quel nemico che blocca tutto in partenza perché è sempre meglio rimandare a domani,a un momento migliore,a quando siamo superpronti e tutto è perfetto.Il perfezionismo va in tandem con la procrastinazione

La soluzione è fare il primo passo

Cosa fare? 7 step per incominciare a dare un taglio

1 dire stop al ‘che pensi mi’ faccio io..è meglio
domanda: posso veramente fare tutto da sola o è meglio chiedere aiuto o delegare a qualcun altro?
Chiedere aiuto o supporto non sminuisce le proprie caapcità.Al contrario..è sintomo di intelligenza e realismo.

2 impara a dire NO

quanto ti costa non dire NO

3) abbassare il rating
i perfezionisti non accettano dalla loro agenzia interna di rating qualcosa meno di A++.
L’antidoto è negoziare un ragionevole B secondo il principio delSatisficing cioè sufficiente+ soddisfacente senza perdere tempo a limare,ridefinire

4 adottare la strategia ‘meglio un uovo oggi che una gallina domani’ o dell’80% .Una buona decisione oggi è meglio di un’ottima domani.
Meglio proporre un progetto o una idea prima che sia pronta al 100% altrimenti c’è sempre il pericolo che qualcun altro arrivi prima di noi.
Ti è mai capitato di arrabbiarti e dire ‘ ci avevo pensato anche io….stavo proprio per farlo’

5 applicare la regola 80/20
Tutto ciò che fai al lavoro solo il 20%  produce l’80% dei risultati quindi meglio imparare a focalizzare le proprie energie su ciò che è importante piuttosto che dare a ogni cosa lo stesso peso e pretende di fare tutto
la legge di Pareto


6 spostare il focus

Invece di vagare nella nebbia dei dettagli e rimanere inchiodato a quel 20% che non quadra o è andato dal verso sbagliato perché non dare importanza all’80% che funziona?

perché non fare un passo indietro per guardare alla big picture e vedere la foresta invece di perdersi fra le floglie degli alberi?

7 adottare la prospettiva del work in progress
Il perfezionismo si nutre del mantra ‘Non sono abbastanza bravo’
E’ la martellante voce di Mister Rompi,del nostro giudice interiore che ci tiene incollati nella posizione dell’imputato sentenziando ‘non è abbastanza’ ‘devi fare di più’

Goal setting:che tipo sei?il modello del cercatore

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goal setting,definisci i tuoi obiettivi,career counseling,

 

A proposito di obiettivi e comportamenti ho scritto nel precedente articolo che ci sono 4 modelli comportamentali   
Nel primo modello (del quale ho scritto),chi si comporta come combattente rimane
focalizzato sull’obiettivo che vuole raggiungere.Niente lo distrae o gli fa cambiare idea.
Non è così per il cercatore il tipo di persona alla quale piace esplorare.
E’ una curiosità che nasce dalla passione e questa porta qua e là a divagare,a correre
dietro a qualcosa di interessante,di diverso.
Il cercatore  ha nel suo dna l’avventura,fare esperienza,provare nuove strade.
A questa tipologia di persone interessa più il viaggio che arrivare e avere risultati.
Quando qualcosa diventa prevedibile o inizia a diventare routine ecco che l’esploratore
prende un’altra strada,si lascia attrarre da nuovi scenari e accetta la sfida ed eventuali rischi.

similarietà fra combattente e cercatore
♦entrambi sono impulsivi
♦si annoiano facilmente specie se devono curare i dettagli
♦accettano i rischi ma in maniera diversa:
il combattente accetta i rischi solo per ottenere ciò che vuole per l’esploratore il rischio è il sale e il pepe della avventura

L’identikit del cercatore
maggior flessibilità mentale del tipo combattente.
Questo porta a notare e approfittare delle opportunità che si presentano,cosa che spesso difetta ai tipi combattenti.

gli altri:una risorsa
non si fa problem a chiedere un parere o aiuto,se necessario.
Il cercatore si definisce’people oriented’ quindi ha le carte in regola con il suo entusiasmo e la sua passione per diventare un leader

La parte in ombra
il cercatore sogna in grande.Io sogni non costano niente,no?
Altra cosa è cercare di realizzarli,di passare dalla idea all’azione.
In questo il cercatore si trova in difficoltà per la sua scarsa capacità di focus e poca chiarezza del ‘dove andare’.
In poche parole…si perde spesso per strada,spreca un sacco di energia con il suo comportamento ondivago e rischia di rimanere al palo.

Seguire passo per passo un piano strutturato,un iter rigido non è nelle sue corde.
Preferisce improvvisare,buttarsi senza aver prima pianificato gli step da fare.
La sua visione è in grande.Vede la foresta ma fa fatica a focalizzarsi sugli alberi che la compongono

Qualche spunto di riflessione per il cercatore

1impara a fare goal setting
Sei un sognatore e vedi chiaramente la méta ma il problema è avr chiaro in mente le tappe per raggiungerla.
Una visione un sogno ha bisogno di essere tradotto in obiettivo,ha bisogno di gambe per camminare.
Impara a definire i tuoi obiettivi,a gestire le varie tappe intermedie e verificarle per
fare i necessari aggiustamenti

2 scrivi i tuoi obiettivi
Metti nero su bianco i tuoi obiettivi,quello che vuoi raggiungere,fare,conquistare ..è il primo passo
La differenza fra un sogno e un obiettivo sono proprio le parole che scriverai
 Scrivere i tuoi obiettivi ti aiuta a visualizzarli nella tua mente,a dare un input e le necessarie istruzioni al tuo timoniere interno (il tuo inconscio)
Scriverli ti aiuta ad impegnare e a mettere in moto  la tua energia per raggiungerli,a focalizzarti su cosa vuoi nel nuovo anno.
Solo il 5% delle persone si prende la briga e il tempo di scrivere i propri obiettivi e forse è per questa ragione che solo pochi riescono poi a raggiungerli

3 fai la lista delle priorità
E’ importante imparare a gestire il tuo tempo
leggi  Time management: i magnifici 4 per organizzare il tuo tempo

VUOI IMPARARE A PIANIFICARE E REALIZZARE I TUOI OBIETTIVI?

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Goal setting:che tipo sei? Il modello del combattente

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swot punti di forza

Tu, come ogni persona hai i tuoi obiettivi da raggiungere nel lavoro e nella vita in generale
Ci sono stati i momenti di vittoria perché sei riuscito  a realizzane uno e quelli di stallo o di confusione perché hai fatto un errore e hai visto il tuo obiettivo allontanarsi nel tempo.

l’identikit del goal setter: che tipo sei?
Sei determinato ,non molli la presa,ritenti più volte o ti lasci abbattere,assalire dai dubbi sulle tue capacità,influenzare dagli altri?
come affronti un ostacolo improvviso che ti si para davanti?
quanto sei pronto a rischiare per raggiungere il tuo obiettivo?

Quando stabilisci un tuo obiettivo l’elemento che fa la differenza è il tuo stile personale.
Sono stati individuati 4 modelli comportamentali  
il combattente
il cercatore
il comunicatore
il perfezionista

Ognuno di noi è un mix di questi quattro modelli ma uno di questi generalmente guida e domina gli altri.In questo articolo parlerò del modello del combattente

la radiografia del combattente: un leader naturale centrato sugli obiettivi
E’ il manager centrato sui risultati,assertivo,determinato che non si lascia distrarre dal suo obiettivo.Le sfide sono il suo pane quotidiano.
Riuscire,aver successo è prima di tutto una sfida con se stesso e per questo mette in campo tutte le sue abilità perché sa cosa vuole ed è motivato ad ottenerlo.

Nessuno può fermarlo,influenzarlo,distrarlo e questo ha spesso un prezzo, come ogni scelta del resto.
Non scende a compromessi,vuol vincere, fare a modo suo e spesso non ascolta gli altri ,i suoi collaboratori, i suggerimenti e le obiezioni dei componenti del suo team.
Delegare?neanche per idea.Vuole avere tutto sotto controllo. Il manager-combattente è quello che spesso dice’ qui si fa come dico io’
Chiedere aiuto o suggerimenti o collaborare non è nel suo stile.
Bisogna essere produttivi …sempre.Guai a stare con le mani in mano, perdere tempo,segnare il passo,rilassarsi,abbassare la guardia.

Se hai un capo così al lavoro sai bene che non ama aspettare,vuol tutto subito e ognuno in azienda deve essere come la dea Kali con tante braccia per fare tutto e subito.
Se cerchi di spiegare,di obiettare,di dare qualche dettaglio ..tempo sprecato.
La pazienza non è il suo forte e i dettagli lo annoiano.

Il combattente è un leader naturale ma spesso si fa prendere la mano e diventa antipaticamente genitoriale nel trattare gli altri come bambini , nel dire agli altri
(partner,amici,colleghi…) cosa devono fare nelle propria vita quando non è al lavoro.
I risultati sono quelli che contano…le persone molto meno. Questo porta inevitabilmente a tensioni e conflitti.

 La parte in ombra
Ognuno dei 4  modelli ha i suoi punti di forza e,per la legge degli opposti,quelli di debolezza.
Uno dei suoi punti deboli è ‘perdere di vista’ il quadro generale.
Vede gli alberi ma non la foresta,la ‘big picture’.
E’ così concentrato e inflessibile nel perseguire il suo prossimo obiettivo che manca di notare alcune micro opportunità intorno, i segnali o i trend emergenti che possono fare la differenza.

Spesso cade nella classica trappola del successo per il successo (soldi,potere,fama) facendo terra bruciata intorno nei rapporti personali e affettivi
Il risultato è che arrivati in cima si sente profondamente insoddisfatti e soli.

Ha sacrificato tutto al successo,ai risultati ma ha perso l’equilibrio dentro di sé.
Si è concentrati troppo sulla destinazione e ha perso la gioia di vivere il viaggio tappa per tappa.

Qualche spunto di riflessione per il combattente
Un suggerimento è : scrivere i tuoi obiettivi.Tendi a concentrarti troppo sugli obiettivi intermedi e non sul qaudro generale( la big picture)
E’ importante rivedere periodicamente i tuoi sogni.
Questo ti aiuterà a mantenerti sui binari per raggiungere la destinazione finale e a notare le opportunità che ti si presentano lungo il percorso.
Altrettanto importante è creare la tua MISSION e avere una VISION chiara nei vari campi della tua vita e rivedere spesso le due cose.
Pianificare..ecco la parola chiave per te che non ami soffermarti sui dettagli.
Pianificare ti serve a raggiungere i risultati con minor sforzo ottimizzando le risorse.
Essere flessibile ti permette di cambiare strategia qualora quella adottata non funziona

Goal setting:che tipo sei?il modello del cercatore

Goal setting:scopri se sei il tipo comunicatore

Goal setting:scopri se sei il tipo perfezionista