ascolto attivo

Dove vai se il tuo brand non ce l’hai? l’ABC per creare il tuo brand personale

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ABC PERSONAL BRANDING

Ognuno di noi,che lo sappia o no, ha il suo specifico brand
Non occorre essere famosi per avere un proprio marchio riconoscibile.
Chiedi in giro ad amici, colleghi,conoscenti insomma alle persone che ti conoscono chi più chi meno e avrai la fotografia di cosa pensano di te,cosa si aspettano pregi e difetti e che reputazione hai: quello è il tuo brand.

Certo ogni persona ti giudica e ti percepisce secondo il suo set di criteri,la sua griglia di valori,impressioni…e  memorizza i tuoi comportamenti,i tuoi atteggiamenti su determinate questioni
esempio: sei sempre disponibile,ti arrabbi facilmente,non ti piace xxx,sai semrpe come cavartela,sei un indeciso…

il tuo brand è una medaglia a 2 facce quindi per conoscerla
 devi partire da te stesso,conoscere la tua immagine interna e allo stesso tempo devi chiedere agli altri un feedback per scoprire quale immagine proietti all’esterno,come ti vedono gli altri.
Sei convinto di essere una persona creativa?cosa ne pensano gli altri?
Confermano questo giudizio?

il trio del feedback

1 il punto cieco
Nella finestra di Johari,per analizzare la comunicazione,il terzo dei 4 quadranti è chiamato “Punto Cieco”.In questo quadrante vi sono le informazioni che gli altri sanno di te ma che tu ignori.
Come fare per saperle?chiedi a ognuno cosa pensano o sanno di te

 2 il troppo stroppia
spesso un punto di forza,un aspetto positivo che hai può diventare un ostacolo o una criticità 
che ti blocca e allontana gli altri.Un conto è essere generosi,un altro è dire sempre di sì, farsi in quattro, essere troppo buoni.

Alla fine il bilancio della tua energia sarà sempre in rosso,la concentrazione comincerà a risentirne così come il tuo umore,il tuo lavoro e le tue reazioni quando sei con gli altri.
Sei attento ai dettagli? ti dicono che sei un precisino? cerchi sempre il pelo nell’uovo?Devi avere tutto sotto controllo ? non deleghi o chiedi aiuto?I perfezionisti danno sui nervi

Per chiedere a qualcuno di dirti sinceramente i tuoi punti deboli ci vuole coraggio e nervi saldi.A nessuno piace essere criticato

Come usare il feedback ?
In genere il feedback si focalizza su ciò che non va e va cambiato.
Ogni feedback  ha un difetto: è  statico, si concentra sul passato, su ciò che si è già verificato.
Prova,invece a  spostare il focus sulle opportunità,sul futuro.ù

Per fare questo chiedi il feedforward. Come?
quando qualcuno ti fa critica un aspetto del tuo carattere o un atteggiamento chiedi all’altra persona ‘secondo te cosa posso fare per migliorare? per cambiare questo?

Il feedforward  è proattivo per entrambe le persone coinvolte: chi suggerisce cosa e come fare invece di criticare il già fatto e la persona che riceve il feedforward perché ha materiale sul quale riflettere e poi agire
Il feedforward è 
•orientato alla soluzione 
• attiva e rafforza le capacità di ognuno (empowerment)
• un antidoto contro tensioni,conflitti e atteggiamenti difensivi che nascono dal concentrarsi solo sulla critica e sugli aspetti negativi

3. reality check
A) fai l’inventario
chiedi a varie persone intorno a te, nel tuo network sui social media

•quando pensi a me che aggettivi ti vengono in mente?
•dimmi 3 aggettivi positivi( pregi) e 3 negativi(difetti)
•come mi definiresti?
•chiedi di fare un paragone usando il titolo di un film,di una canzone,un proverbio,una metafora,
un personaggio….

Raccogli i risultati in liste e cerca fra gli aggettivi e i concetti quelli simili che si ripetono.Avrai un quadro abbastanza realistico della impressione che dai agli altri a vari livelli

B) ascolta
L’ascolto è importante ma vi sono delle difficoltà oggettive.La nostra capacità di ascoltare va da 400 a 600 parole al minuto mentre in media la velocità con cui parliamo è di 125 parole al minuto.Ciò vuol dire che abbiamo molto tempo a disposizione per pensare ad altro mentre l’altra persona parla.
L’ascolto richiede delle capacità che possono essere apprese.

Quando una persona parla di te a qualcun altro che parole usa?Come ti definisce?

Chi sa ascoltare non soltanto è simpatico a tutti ma prima o poi finisce con l’imparare qualcosa. William Mizner

C) cerca un supporto professionale
Vuoi un feedback professionale?
Posso aiutarti a valorizzare le tue doti personali  e il tuo capitale professionale e creare il tuo brand.Questo ti servirà a
• distinguerti dai tuoi competitor
• far conoscere  il tuo valore
• promuoverti usando il tuo pitch personale

Ecco cosa posso fare per te

 

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L’ABC della prima impressione:3 tecniche che funzionano

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prima impressione,mirroring,reputazione,reputation,credibilità,linguaggio non verbale,vittoria nervi,career counseling

Sul tema del fare una buona impressione si sono scritti fiumi di articoli.Ci sono varie scuole di pensiero:chi ritiene che il look faccia la parte del leone,chi sottolinea come ellemento decisivo il linguaggio non verbale.

Noi umani siamo esseri complessi e il nostro primo giudizio è un giudizio ‘di pancia’ dove la logica e il ragionamento non c’entrano.

Il nostro cervello rapidamente scannerizza l’altro,nota i dettagli come il tono di voce,i gesti che fa,che vestiti o come tiene i capelli,come guarda,l’espressione del viso…e decide  se l’altra persona c’ispira fiducia o è simpatica.

Secondo recenti studi è proprio il viso,più che il corpo l’elemento che fa pendere l’ago della bilancia.
Cosa ci fa decidere che una persona anche se ha il look appropriato,è educata,sorride e non ha una virgola fuori posto ci è antipatica? ll meccanismo è un arcano perché è del tutto soggettivo

1quella persona ci ricorda qualcuno che ci è antipatico.
Basta  un elemento insignificante,una somiglianza,una sequenza di gesti,una frase che usa,il tono di voce

2 quella persona ci fa da specchio
rimandando qualche cosa che non approviamo in noi stessi.

3 quella persona può diventare una minaccia o una rivale.
Ognuno di noi ha paura di essere sottovalutato,scavalcato,tradito o privato di qualcosa alla quale teniamo.Spesso il/la rivale è immaginario,si basa su sensazioni al di là della logica ma questo basta a far scattare l’antipatia.
A volte l’antipatia iniziale può trasformarsi con la maggior conoscenza in simpatia se la paura viene superata e veniamo rassicurati a sufficienza.

1 la logica non c’entra
Il nostro cervello impiega pochi secondi per etichettare una persona nuova e decidere se è competente,affidabile,simpatica.. oppure il contrario.Accade in campo professionale e privato in tutte le relazioni.
Il nostro cervello raccoglie rapidamente l’immagine come una Polaroid che si sviluppa all’istante,una fotografia da capo a piedi dell’altra persona,una istantanea che rimane impressa nella memoria:come si veste,come si presenta,come si muove e comunica.Questo primo giudizio non è affatto influenzato dalla logica. Se qualcuno all’inizio ‘sente’ a pelle che tu sei una persona con cui non vuole avere a che fare è difficile che si instauri un dialogo,un business o una relazione.

2 è una questione di percentuali
Il giudizio che gli altri danno di te non dipende inizialmente da quello che dici,dalle parole che usi. Prima che tu dica una parola l’altra persona ha già la sua impressione su di te e viceversa.
Più dell’80% della prima impressione dipende dalla immagine che proietti (il tuo stile,gli abiti che indossi,i colori che preferisci,la tua pettinatura…)e dal linguaggio non verbale che usi ( la postura,il tono di voce,i tuoi gesti,le espressioni del tuo viso…)

Quando dai una cattiva impressione quella rimarrà a lungo e non importa quello che farai per riaggiustare il tiro.Non è giusto..d’accordo..ma è un fatto.Certo la prima impressione può essere sbagliata e si può cambiare col tempo.Puoi,come tutti, prendere autentiche cantonate, supervalutare una persona che non se lo merita o evitare qualcuno che è davvero in gamba perché la prima opinione che ci facciamo dipende da aspetti emozionali.

3 i quattro  filtri

Come si forma la prima impressione?In maniera subliminale.L’altra persona ti vede con i suoi occhi e ti giudica non solo se sei simpatica,
competente,affidabile,sicura di te o no ma anche quanto lo sei.Per farlo usa in maniera tutta personale 4 filtri:

1 la tua credibilità
La credibilità è un insieme di elementi diversi:onestà,
intelligenza,sincera affidabilità, sicurezza di sé,competenza…

2 la tua simpatia
La simpatia è una questione di pelle,di capacità di mettere a suo agio l’altra persona e cosa potresti avere in comune con lei.Questa simpatia viene comunicata attraverso il tuo comportamento,i tuoi vestiti,la tua voce,l’età,l’esperienza,l’appartenenza o meno allo stesso genere o nazionalità…

3 il tuo fascino personale
Il fascino che eserciti sugli altri è una alchimia di come presenti te stessa a 360° (il tuo corpo,le tue emozioni,i tuoi pensieri,la tua anima) e come traduci tutto questo nella tua immagine.Il tuo total look comunica direttamente quanto stimi te stessa,quanto ti rispetti e quanto sei sicura di chi sei e cosa sai fare.Vorrei fare due citazioni di una icona della bellezza

 4 la fiducia in te stesso
Tutto parte da te,da quanto conosci le tue doti,le tue qualità,le risorse che puoi mettere in campo nel mondo,da quanto dai spazio al tuo valore e quanto credi in te stessa.Se la fiducia è scarsa ti sottovaluti,hai paura a prendere l’iniziativa,a farti notare,a far rispettare il tuo spazio,le tue idee…Magari costruisci una immagine poco autentica per sentirti a tuo agio e gli altri lo captanoL’immagine è presentare e comunicare al meglio chi sei.Ci vogliono 30 secondi ..e hai già dato agli altri la prima impressione.
Per promuoverti e venderti devi saper comunicare,convincere chi sta dall’altra parte che tu sei credibile e competente.

Come?

le 3 tecniche che funzionano

1 metti l’altro al centro
In un colloquio di lavoro mettiti nei panni del selezionatore: a cosa interessa,che io ho,a quella azienda? individua ciò di cui hanno bisogno
Per questo è importante mettere l’altro al centro
 Il più grande modo per fare una prima impressione positiva è quello di dimostrare subito che l’altra persona – e non tu- è al centro dell’attenzione e della conversazione
Occorre imparare ad ascoltare,sviluppare una buona capacità di ascolto.

Chi sa ascoltare non soltanto è simpatico a tutti ma prima o poi finisce con l’imparare qualcosa. William Mizner

2 usa la tecnica del mirroring
Ci piacciono le persone che hanno interessi simili ai nostri,hanno opinioni simili o si vestono come noi, usano le stesse frasi.
In una parola..appartengono allo stesso mondo di valori e di modi di vedere il mondo e la vita.
Questo meccanismo è ampiamente usato da chi,per varie ragioni,vuole ottenere la nostra simpatia. In questo caso cercherà di capire chi siamo e cosa ci piace,come la pensiamo..per apparire quanto più simile a noi.

La tecnica del mirroring è stata sviluppata dalla PNL, programmazione neuro-linguistica .Il mirroring è spesso naturale.Infatti quando ci troviamo in sintonia con un’altra persona tendiamo inconsciamente a usare gli stessi gesti,modulare la nostra voce in accordo con quella dell’altro,usare le stesse espressioni facciali come davanti a uno specchio.
La tecnica del mirroring,consiste nel muoversi,sedersi,adottare gli stessi gesti dell’altra persona,adottare le stessa postura, ,la stessa tonalità di voce.Questo facilità la comunicazione,genera fiducia e empatia e da la sensazione di essere simili all’interlocutore.
Il Mirroring è anche conosciuto come “effetto camaleonte”.
Sfrutta deliberatamente il mirroring a tuo favore senza scimmiottare o ripetere a pappagallo i gesti ritardando di qualche secondo (da 2 a 4) l’imitazione speculare del movimento.Risulterai più piacevole.

essere simpatico
 per essere simpatico devi far provare all’altra persona delle emozioni. Una persona può essere simpatica o meno.E’ una questione di pelle.
Rimane il fatto che le persone simpatiche e il loro linguaggio non verbale (come sorridono,come si muovono,la postura che assumono) trasmettono un sentimento positivo  perché ci danno l’impressione di qualcosa di familiare.
Quando scatta il meccanismo della simpatia?
Quando l’altra persona ci riconosce,ci apprezza,ci accetta per quello che siamo.
Allora cominciamo a trovare delle affinità,qualcosa in comune.
I datori di lavoro apprezzano e cercano una persona sicura,decisa,simpatica.
Se sei simpatico guadagni punti già dall’inizio e la tua simpatia ti servirà a bypassare qualche difetto
o qualche carenza di esperienza.A nessuno piacciono i lavativi,i piantagrane e quelli che si lamentano e non hanno un atteggiamento proattivo.

3 sfrutta l’effetto recency
Non ha la necessaria esperienza o hai dei punti critici?
Mettili subito sul tavolo con abilità e ironia.Prima le notizie ‘cattive’..e in ultimo quelle buone.E’ la tecnica chiamata’effetto recency’
L’ordine di presentazione degli argomenti fa la differenza quando si tratta di convincere qualcuno. L’informazione più di recente ha un impatto  più forte dell’informazione iniziale quando dobbiamo decidere,giudicare,ricordare  .A ognuno rimangono più impresse le ultime cose dette dall’altra persona.
Parla,quindi, delle tue doti personali, dei tuoi punti di forza,dei i tuoi assi nella manica per ultimo

 i servizi di career counseling 

 

ASCOLTARE :che orecchie hai?

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Spendiamo l’80% del nostro tempo per comunicare .Di questa percentuale circa la meta’ la usiamo per ascoltare gli altri. Molti di noi si ricordano circa il 50% di ciò che ascoltano e dopo 2 giorni la percentuale si dimezza. Il risultato è che fissiamo solo ¼ di ciò che ascoltiamo.
L’ascolto avviene in 4 fasi:
–         ascolto del messaggio
–         interpretazione del messaggio
–         valutazione
–         risposta al messaggio

PERCHE’ NON ASCOLTIAMO?
L’ascolto è importante ma vi sono delle difficoltà oggettive.
La nostra capacità di ascoltare va da 400 a 600 parole al minuto mentre in media la velocità con cui parliamo è di 125 parole al minuto. Ciò vuol dire che abbiamo molto tempo a disposizione per pensare ad altro mentre l’altra persona parla.

L’ascolto richiede delle capacità che possono essere apprese. Molte volte non ascoltiamo perché pensiamo che l’altra persona si aspetti da noi un parere su ciò che va dicendo. Invece molte volte le persone ci parlano per condividere semplicemente i loro pensieri e i loro stati d’animo. Vogliono farci sapere come si sentono e cosa sta loro succedendo.

Essere in grado di usare l’EMPATIA cioè la capacità di mettersi nei panni dell’altra persona è una delle abilità dell’ascolto attivo.
Possiamo far sapere all’altra persona che la stiamo ascoltando assicurandoci di aver capito ciò che ci sta comunicando(se ho capito bene…..mi stai dicendo che…..pensi che.. ti senti…).
Spesso è questo ascolto empatico che la maggioranza delle persone cerca quando comunica. Non cerca consigli o soluzioni.

4 motivi per ascoltare:
Per puro piacere
Per ottenere informazioni e idee
Per valutare informazioni
Per mostrare empatia

STILI DI ASCOLTO: che orecchie hai?
Capire quale è lo stile di ascolto e’ importante

 LE ORECCHIE DEL GIUDIZIO 
Chi ascolta con questo stile non ascolta in effetti ma è concentrato a pensare alla risposta,Spesso questo tipo di persone ha una serie di idee precise e schemi mentali su un dato argomento che vuole esprimere al di la’ di cio’ che gli viene detto dall’altro. Spesso questo tipo di persone hanno dei pre-giudizi su alcuni argomenti,sul tipo di persone (età razza,status sociale…).
Spesso questi pre-giudizi diventano barriere all’ascolto perche’ non permettono di accogliere un punto di vista diverso.

LE ORECCHIE DISTRATTE
Spesso ad ognuno di noi capita una volta o l’altra di essere distratti dai nostri pensieri e preoccupazioni. Siamo talmente concentrati su noi stessi che non ascoltiamo realmente l’altro,non gli diamo spazio. 
Ascoltare richiede una preparazione all’ascolto, la capacità di dare all’altro un po’ di spazio.
Se ciò non è possibile sarebbe meglio dirlo a chi ascolta e trovare un altro momento più adatto. Questo eviterebbe tante recriminazioni (ma mi stai ascoltando? Tu non mi ascolti mai…..). Le distrazioni esterne possono essere eliminate cercando un luogo adatto,tranquillo. Per quelle interne e’ l’ascoltatore che decide se è il momento per metterle da parte ed ascoltare l’altro o rinviare ad un momento più adatto.

LE ORECCHIE IMPAZIENTI
Questi tipi di persone sono quelle che interrompono,non lasciano finire di parlare,devono dire…altrimenti si dimenticano…o perché è troppo difficile aspettare il loro turno. Spesso è frustrante ascoltare persone lente nel parlare o nell’esprimere le loro idee. Pensiamo dopo pochi minuti di aver già capito ciò che intendono.

Se ci abituiamo ad essere pazienti scopriremo che la comunicazione migliora e che gli altri apprezzeranno e a loro volta ci ascolteranno con interesse.

LE ORECCHIE PASSIVE
Questo tipo di persone non si rendono conto che ascoltare e’ un processo attivo.

Quando parliamo a queste persone non siamo mai sicuri di essere ascoltati,se cio’ che diciamo viene recepito. Perché?Semplice! Perché non riceviamo nessun feedback o se lo riceviamo è molto scarso.
Avete mai provato a parlare al telefono con qualcuno che non da’ segni di vita dall’altra parte?Avete come la sensazione di parlare a una segreteria telefonica o che la linea sia improvvisamente caduta.Chiedete:ci sei? Mi ascolti? perché sentite solo silenzio.
E’ importante dare un feedback per far capire all’altra persona che la stiamo ascoltando.
Un semplice sorriso, uno sguardo o al telefono un “ capisco…mmh…si’…davvero? può essere usato per dare il feedback.